October 1, 2025
Press

Interni October 25

EN

Necessary self-production

Ruya Akyol represents the new generation of designers who are following an independent path, unrelated to industry

At the last Salone Satellite 2025, the new generation of designers distanced themselves from traditional industry and consciously embraced personal initiative, also in entrepreneurial terms. Among them, Ruya Akyol — born in Istanbul in 1991 — presented a complete collection, not in search of manufacturers, but as an affirmation of an already mature design identity. This is emblematic of the generational shift taking place in the world of design. Trained at Istanbul Technical University, the Politecnico di Milano and Domus Academy, Akyol collaborated with Claudio Bellini and Philippe Starck before founding her own studio in Milan and Istanbul in 2021.

She arrived at the Satellite with a coherent and articulated collection: the Baia hybrid sofa, which incorporates a desk; the Desen modular coffee tables, in Turkish marble; the Signe armchair, styled as a single continuous line; and the Nazar carpet, hand-woven in Anatolia. All the pieces reflect contemporary living based on multifunctionality, modularity and the reinterpretation of craft techniques. Instead of waiting for industry approval, some young designers are choosing to follow their own path, challenging established models. Akyol is a paradigmatic example of this.

Her project Plu for Hiro was selected in the ADI Design Index 2023 and in 2025 she won the German Design Award and the Good Design Award. “The Satellite is a very lively encyclopedia of the designer’s profession, with dreams come true, unexpected turns and, of course, failures,” Beppe Finessi recalled in 2024, retracing the 25 years of the event. Yet Akyol’s path is different: building a brand identity, direct control of the supply chain, and a holistic vision of living.

At the Satellite, she did not present prototypes in search of a destiny, but a coherent system, already functioning. Her collection “imagines a compact yet dynamic ambience, designed for modern living,” which reflects “the growing need for multifunctionality and the desire for iconic design.”

Each object expresses specific skills: Desen interprets historical ornaments with local materials; Baia responds to a hybridization between work and home; Nazar transmits Anatolian textile skills. They already form a methodology of home living.

However, a structural difficulty remains: the dialogue between the younger generations and historic Italian companies is still laborious. Yet, a vocabulary like Akyol’s — contemporary, sophisticated and accessible — could be an opportunity. In this context, self-production is no longer just an ideological choice, but a pragmatic necessity to exist professionally. “From the Satellite to the Compasso d’Oro in three years: this also happens,” Finessi observed. But increasingly often young designers prefer to build independent paths, presenting themselves to the market as accomplished brands. Akyol, with her international awards and a clear vision of the present, brought an unequivocal message to the Satellite. She was not looking for producers, but affirming a new and independent professional model.

NEW MATERIALS
edited by Valentina Croci

IT

L’autoproduzione necessaria

Ruya Akyol rappresenta la nuova generazione di designer che scelgono un percorso indipendente, slegato dall’industria
a cura di Elisa Massoni

All’ultimo Salone Satellite 2025 la nuova generazione di designer ha preso le distanze dall’industria tradizionale e abbracciato consapevolmente l’iniziativa personale, anche in termini imprenditoriali. Tra loro, Ruya Akyol – nata a Istanbul nel 1991 – ha presentato una collezione completa, non in cerca di produttori, ma come affermazione di un’identità progettuale già matura. È un gesto emblematico dello shift generazionale in atto nel mondo del design. Formata alla Istanbul Technical University, al Politecnico di Milano e alla Domus Academy, Akyol ha collaborato con Claudio Bellini e Philippe Starck prima di fondare nel 2021 il proprio studio tra Milano e Istanbul. Al Satellite è arrivata con una collezione coerente e articolata: il divano ibrido Baia, che integra una scrivania; i tavolini modulari Desen, in marmo turco; la poltrona Signe, realizzata in un unico gesto continuo; e il tappeto Nazar, tessuto a mano in Anatolia. Tutti i pezzi riflettono un abitare contemporaneo fondato su multifunzionalità, modularità e reinterpretazione delle tecniche artigianali.

Invece di attendere l’approvazione dell’industria, alcuni giovani designer scelgono di costruire autonomamente il proprio percorso, sfidando i modelli consolidati. Akyol ne è un esempio paradigmatico: il suo progetto Plu for Hiro è stato selezionato nell’ADI Design Index 2023 e nel 2025 ha ottenuto il German Design Award e il Good Design Award.

“Il Satellite è un’enciclopedia vivissima del mestiere del designer, con sogni che si realizzano, svolte inaspettate e, naturalmente, fallimenti”, ricordava Beppe Finessi nel 2024, ripercorrendo i 25 anni della manifestazione. Eppure il percorso di Akyol è diverso: costruzione di una brand identity, controllo diretto della filiera, visione olistica dell’abitare. Al Satellite non ha portato prototipi in cerca di destino, ma un sistema coerente, già funzionante. La sua collezione “immagina un ambiente abitativo compatto ma dinamico, progettato per la vita moderna” e riflette “il crescente bisogno di multifunzionalità e il desiderio di un design iconico”.

Ogni oggetto esprime competenze specifiche: Desen interpreta ornamenti storici con materiali locali; Baia risponde all’ibridazione casa-lavoro; Nazar tramanda saperi tessili anatolici. È già una metodologia dell’abitare.

Resta però una difficoltà strutturale: il dialogo tra le giovani generazioni e le aziende storiche italiane è ancora faticoso. Eppure, linguaggi come quello di Akyol, contemporaneo, sofisticato e accessibile, potrebbero rappresentare un’opportunità. In questo contesto, l’autoproduzione non è più solo una scelta ideologica, ma una necessità pragmatica per esistere professionalmente.

“Dal Satellite al Compasso d’Oro in tre anni: capita anche questo”, osservava Finessi. Ma sempre più spesso i giovani designer preferiscono costruire percorsi indipendenti, presentandosi al mercato come brand compiuti. Akyol, con i suoi riconoscimenti internazionali e una visione chiara del presente, ha portato al Satellite un messaggio inequivocabile: non cercava produttori, ma affermava un modello professionale nuovo e autonomo.

Milan Design Week @SaloneSatellite2025